
C'era una volta, di pietra arcata, volti curvi, dentro e fuori i nibelunghi.
Sulle scale una civetta tra le stanze stretta,una salita,la saletta.
Prove. Jack, check, fik.Un saluto al set, sotto al riff.
Ogni volta divelta la volta nella saletta quattro uomini e una cassa del nostro.
Quattuorviri,tre eee-ee-echi di corde ecco due coppie di arti in urto
Un occhio ciclopico coglie la misura della dismisura,riso teogonico nel pianto umano.
Cade l'albero che non si sente cadere? Piange il torrente che non odo scorrere?
Risuona lo scoppio del ditirambo senza uditorio? E al contempo sente davvero
l'acusmatico senza il maestro? A consertare dialetticamente ventre e cresta
il fine è addossato alla pura esecuzione,atavico connubio di note (e) afflato.
"S'intende" [cit.]